Kangaroo Island, deep into the wild

2-3 giorni
novembre
nella media aussie
natura rigogliosa e immensa!
ci si arrangia

La prima cosa che mi viene in mente se sento la parola "Australia" e' Kangaroo Island.
Probabilmente questa isola e' l'essenza di quella terra cosi' lontana e impetuosa, dove la corrente elettrica puo' andar via senza preavviso e i locals rispondono con una scrollata di spalle: "We have no power about that!".

Ed e' proprio questo il bello di Kangaroo Island, ma anche dell'Australia in generale: la sensazione di non avere potere, di essere piccoli, semplicemente un animale in mezzo a tanti altri animali, perche' chi comanda non siamo noi ma Madre Natura.

Il traghetto e Penneshaw

K.I. ci ha lasciati a bocca aperta da quando siamo sbarcati dal traghetto fin quando non lo abbiamo ripreso per tornare sulla main land.
A partire dal colore dell'acqua del porto, di un azzurro cosi' limpido che stentavamo a credere che fosse davvero un porto!

Il porto di K.I. si chiama Penneshaw, si trova a 45 minuti di navigazione da Cape Jervis. Lo abbiamo raggiunto tramite il traghetto della Sealink, pagato in totale 374AUD / 171£ (2 persone + 1 auto, a/r). Al porto, una volta fatto il check in, vi daranno una bella cartina dell'isola e una brochure su tutte le cose da vedere.

Avendo solo due giorni, non volevamo perdere nemmeno un minuto prezioso, quindi appena sbarcati siamo andati subito all'avventura buttandoci sulla South Coast Road e fregandocene completamente dell'hotel :D

Le strade

Quello che subito mi ha impressionato sono state le strade.
Ce n'erano giusto un paio, di principali, che portavano da est a ovest dell'isola; per il resto erano tutti sentieri, percorsi mai recintati, mai un guardrail. Non avevo mai accostato la macchina per scendere e fotografare la strada, ma queste erano diverse: sterrate, con colori insoliti, a volte coperte da alberi e a volte completamente nude, e dritte, taaanto dritte, che accompagnavano la superficie dell'isola senza modificarla, anzi adattandosi alle sue curve.

A volte credevamo di essere gli unici esseri umani sull'isola, talmente spopolate erano le strade. Guidavamo per ore senza incrociare un'anima viva, giusto qualche pompa di benzina e un paio di bar in rustici cottages per non farti morire di fame :D

Seal Bay

Per prima cosa siamo andati a Seal Bay, la baia dei leoni marini.

Cosi' come un po' tutte le zone dell'isola, Seal Bay e' molto protetta, il perche' e' quasi ovvio: i leoni marini australiani sono una delle specie piu' rare al mondo, ce ne sono meno di 15000 e la maggior parte di essi vivono sulle coste del south Australia. Nel IX sec. questi bellissimi animali rischiarono l'estinzione a causa della caccia!!

Per arrivare sulla spiaggia bisogna fermare l'auto al parcheggio in cima alla collinetta, fare il biglietto d'ingresso e attraverso una passerella in legno si arriva fin quasi sulla spiaggia.
Ma la spiaggia e l'oceano sono tutti per loro, noi umani possiamo solo ammirarli vivere nel loro habitat e fotografare! La sabbia e' molto chiara, il vento crea delle belle onde che accarezzano i leoncini appollaiati a riva.

Lungo la passerella ci sono dei cartelli esplicativi, uno di essi riportava: "Not lazy, just very tired!", un modo simpatico di spiegare il motivo per cui li vediamo riposare tante ore sulla spiaggia. Questi animali vanno a caccia per due-tre giorni, a volte nuotano fino a 100km al largo della costa, usando ovviamente molte energie: nel momento in cui tornano alla baia hanno bisogno di riposare per altri due-tre giorni.

I piu' grandi sono i maschi, che arrivano a pesare anche 300 kg, mentre le femmine si accontentano della tonnellata :D Ce ne era uno che sonnecchiava all'ombra della passerella, proprio sotto i nostri piedi: era enorme! E' stato simpatico vedere i loro buffi movimenti nello spostarsi sulla spiaggia, c'e' una parola intraducibile per la loro andatura: waddle, che potrebbe essere tradotta come "camminata a papera", ma non e' esattamente cosi', e' piu' l'andatura ondeggiante del pinguino :D

Quella natura quasi vergine, quel vento, quei colori, quel silenzio non li dimentichero' mai!

Hanson Bay Wildlife Sanctuary

Con gli occhi pieni di azzurro, abbiamo ripreso la macchina e siamo andati all' Hanson Bay Wildlife Sanctuary, desiderosi di incontrare koala e canguri.

La ranger ci da una piccola cartina che ci indica quali sono i luoghi in cui passeggiare per avere piu' probabilita' di vedere gli animali.
Questo rifugio e' una zona di circa 20 km², con una piantagione di eucalipti circondata da una vasta radura.
Ogni tanto si vede una bandierina arancione piantata sotto un albero che sta ad indicare che su quei rami, al mattino presto, e' stato avvistato un koala. E poiche' questi animali sono parecchio statici, effettivamente su ogni albero segnalato c'era un koala! I rami sui quali riposavano erano alti, per fortuna avevo comprato un buono zoom prima della partenza!
Ho scattato una marea di foto ma non e' stato semplice: ero contro luce e i rami coprivano i koala.
Abbiamo passeggiato un po' nella radura, abbiamo incontrato un echidna che scavava nel terreno e dopo un po' abbiamo avvistato un bel canguro grande! Ma era abbastanza diffidente e infatti dopo poco e' scappato con dei gran salti.

Siamo andati via non pienamente soddisfatti, avremmo voluto vederli piu' da vicino...col senno di poi, salterei questa tappa e andrei al K.I. Wildlife Park: su una brochure c'e' scritto che c'e' la possibilita' di dar da mangiare ai canguri. In quel momento ovviamente non sapevo che poi sarei riuscita a farlo, vicino Melbourne!

Basta spoilers, andiamo avanti!

Remarkable rocks & Admiral Arch

A quel punto eravamo arrivati a sud ovest dell'isola, una delle tappe obbligate era la zona del Flinders Chase National Park.
Il vento era diventato freddo e irruente, c'era bisogno di mettere la giacca e chiuderla fin su!
Abbiamo assistito al fascino delle Remarkable Rocks, delle enorme rocce di granito scolpite da nient'altro che vento, pioggia e onde in 500 milioni di anni! Alcune sono ricoperte di licheni dal colore arancio, altre hanno la forma di una enorme mostruosa bocca, altre ancora formano quasi una panchina su cui riposare.

Siamo poi andati a vedere l'Admirals Arch: stesso architetto, Madre Natura.
Qui il colore delle rocce si scurisce e sono dotate di stalattiti, a differenza delle Remarkable Rocks. Dal'alto si puo' ammirare la colonia di lontre marine che ha fatto di questo "monumento" casa propria.

Saremmo dovuti scendere giu' tramite quelle scalette e goderci il panorama. Ma il vento stava esagerando, avevamo i brividi ed eravamo stanchi. Abbiamo quindi scelto di incamminarci verso Kingscote, dove avevamo l'hotel, anche perche' cominciava a fare buio.

Kingscote e l'hotel

Abbiamo percorso la West End Highway verso nord, lentamente per evitare di investire i canguri che piu' di una volta ci hanno tagliato la strada. Poi abbiamo imboccato la Playford Highway e in poco piu' di un'oretta eravamo arrivati in hotel.

Da Kingscote non aspettatevi nient'altro che un piccolo centro abitato fornito dell'essenziale per sopravvivere e per mandare avanti il turismo: una banca, qualche hotel-ristorante, un bar, un negozio di abbigliamento, una farmacia, qualche agenzia turistica. Si era fatta sera ed era tutto tutto chiuso gia' dalle 17.00, perfino i lampioni per strada erano spenti. O forse non c'erano? Fatto sta che vedevamo dove mettere i piedi solo grazie alle luci che venivano dalle finestre degli edifici. Pero' si vedevano le stelle!
Abbiamo mangiato al ristorante di un hotel e poi siamo andati a dormire: ORE 21.15!!! Oh, la vita selvaggia stanca :D

Il mattino dopo con la luce, abbiamo potuto godere della bella vista sul'oceano che aveva la nostra stanza. Ho scelto il Kangaroo Island Seaside Inn, a 10 min a piedi o 2 min di auto da Kingscote: pulito, con un'ampia stanza, buona colazione, gli unici rumori che si sentivano erano quelli delle onde *_*
Provo ad accendere il phon e mi accorgo che non c'era corrente. Allora con i capelli bagnati (fuori c'erano 13° e tirava ancora vento) vado in reception e chiedo se per caso fosse saltata la corrente in camera nostra. Lui mi risponde: "E' saltata in tutta l'isola, non possiamo farci niente, siamo a Kangaroo Island. Ma tranquilla, tra un po' dovrebbe tornare" Sono andata un po' nel panico, ho pensato che mi sarebbe di sicuro venuto almeno un raffreddore! E invece dopo una mezz'ora ecco di nuovo le luci accese.

E ora ci ripenso col sorriso: "This is Kangaroo Island, we have no power about that!"

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